Appena l'omino e la donnina si intravidero, ciascuno stette vagamente sorpreso ai lembi opposti dello spazio, immobili per un attimo nella loro tonalità primaria. Una linea tratteggiata iniziò a formarsi di traverso nello spazio lattiginoso al centro, unendo gli ovali delle testoline e stabilendo così la possibilità di un contatto. Se non, inconsapevolmente, la necessità di un legame. Allora, forse già sognanti le eventualità cromatiche di un incontro, i due si camminarono incontro.
La donnina vedeva gocce del suo colore isolarsi in ogni direzione, petali di orchidea sciogliersi intorno quel moto d'avvicinamento. L'omino, inebriato da quel calore che pareva non aver mai conosciuto, sentiva ad ogni passo il trattino verticale del suo petto piegarsi in un ansa, come per raccogliere un respiro profondo. Nella sua fase distensiva, quel movimento rilasciava nuvole di bolle d'aria che fluttuavano fino a rimbalzare sui bordi color dello zaffiro, dando una consistenza schiumosa a quel procedere.
Nel momento in cui le due estensioni cromatiche non trovarono più spazio bianco da ricoprire, successe l'inevitabile. Vampe scarlatte si ritrovarono a galleggiare, in un moto di stupore, dentro quella voglia di cobalto, così come, sempre più indiscretamente, bolle turchesi penetravano in uno slalom immaginario quel turbinio carminio, senza soluzione di continuità.
L'omino, rinunciando a cercare protezione da quel calore nel profondo del suo blu, assunse la pozione della stella marina e muovendo ritmicamente la testa come un pendolo al contrario, pareva volesse continuare a percepirne il peso. La donnina dal canto suo, allargò le braccia e le stese verso l'alto, mostrando di comprendere la potenzialità di un fiore che si schiude. In sincrono, anche la sua gonnellina triangolare iniziò ad oscillare, concedendo uno scampanellio leggero, come a suggerire un lieto evento.
Da quel momento in poi, tutto si confuse. L'omino sentiva le guance scottare e il suo corpo filiforme prendere una terza e imprevista dimensione. La donnina si concedeva in acrobatiche evoluzioni, facendosi liquida, avvolgente. Quando finalmente i due corpi si unirono sembrò che del miele sgorgasse generoso su un frutto maturo.
Fu allora che quello spazio teatro di un incontro si richiuse su se stesso come un foglio di carta, preoccupato di non poter più contenere tanto colore. Tanto calore.
Qualcuno racconta di aver visto tempo dopo quello spazio fu bianco riaprirsi, sorprendendosi impreziosito di una nuova ed impalpabile gradazione di indaco. Alla meraviglia poi, si giura, sopravvenne la contentezza, perché si sa che l'indaco è l'unico colore che, invece di sciuparsi con il tempo, assume una tonalità più brillante.
Il pensiero volò allora fugace all'omino e alla donnina, dei quali si erano perse le tracce, ma che con tutta probabilità stavano semplicemente colorando altri spazi.
(per Chiara)
SoundtrackAkaline - Kel Assouf
Neia - Danças Ocultas
Nantes - Beirut
Tango Canción - Gotan Project
Yahli - Orchestre National De Barbès
Afri ka - Carmen Souza
À L'Envers - Louise Attaque
Beginning (The Last Balkan Tango) - Boris Kovac
Xiquexique - Tom Zé

Nessun commento:
Posta un commento